Alla Galleria Studio G7 di Bologna si rinnova un sodalizio che dura da oltre cinquant’anni. Fuori dal dipinto, dodicesima personale di Franco Guerzoni negli spazi della galleria, segna un ritorno a casa per l’artista modenese, che con questo luogo ha intrecciato un rapporto iniziato nel 1973. La mostra, aperta fino al 27 dicembre 2025, si articola attraverso un dialogo serrato tra pittura, spazio architettonico e tempo, confermando una ricerca che da sempre interroga i confini della rappresentazione. Il titolo rimanda a una tensione che attraversa l’intero percorso di Guerzoni, quella necessità di oltrepassare la superficie pittorica, di varcare i limiti del quadro per farlo dialogare con lo spazio circostante. Qui la pittura non si chiude in sé, non si esaurisce nel perimetro della tela, ma si estende, respira, contamina le pareti. La grande tavola dipinta concepita per questi spazi, La parete dimenticata (2025), opera seminale del progetto espositivo, diventa il fulcro di un sistema più ampio, dove immagine e architettura, dipinto e parete, fluttuano in una dimensione fluida e permeabile.

Franco Guerzoni, “Fuori dal dipinto”, installation view, Galleria Studio G7, Bologna, ph. Francesco Rucci, courtesy l’artista e Galleria Studio G7
Le opere presentate nascono tutte nello stesso periodo, in una sorta di coerenza organica che lega i dipinti agli interventi murali e ai frammenti scultorei. Sono superfici che parlano di tempo e memoria, con quella consistenza polverosa che è cifra distintiva del lavoro di Guerzoni. La polvere non è sporcizia ma patina, è il segno visibile del passaggio del tempo, quella qualità che rende le superfici eloquenti. E il tempo è davvero, come affermava Marguerite Yourcenar nell’omonimo saggio, lo scultore invisibile di queste opere, che sembrano portare su di sé strati di esistenza, memorie sedimentate, tracce di presenze e assenze. La palette si muove tra terre, grigi e bianchi sporchi, interrotti da improvvisi trasalimenti di colore vivo – un blu intenso, un rosso che affiora come una ferita – che rompono la quiete cromatica senza mai sopraffarla. La parete è protagonista quanto il quadro. Per Guerzoni il muro è sempre stato un soggetto centrale, fin dai tempi delle collaborazioni fotografiche con Luigi Ghirri negli anni Settanta. Le pareti per lui «sono libri da sfogliare, pagine che sottendono altre pagine, palinsesti in cui ogni strato conserva la traccia di quelli precedenti». La sua si potrebbe definire come un’archeologia del quotidiano, affascinata non solo da quella colta e monumentale, ma anche da quella banale che si incontra camminando, «come una pozza d’acqua con un germoglio e una pietra sotto», piccoli paesaggi fortuiti evocativi di stratificazioni antiche. Quello che gli interessa è lo scavare, il vedere cosa c’è sotto, immaginando di poter guardare attraverso le superfici con la vista acuita al contempo da onde elettromagnetiche e da raggi ultravioletti per scandagliarne le infinite strutture nascoste.

Franco Guerzoni, “Fuori dal dipinto”, installation view, Galleria Studio G7, Bologna, ph. Francesco Rucci, courtesy l’artista e Galleria Studio G7
I “cocci”, frammenti scultorei realizzati in scagliola, materiale povero e fragile (ma trattato in modo da non essere tale), applicati alle pareti funzionano come l’interno della pittura reso visibile, una sua estroflessione tridimensionale. Sono pezzi che dialogano con il grande dipinto, ne condividono la materia cromatica e la sensibilità tattile, ma introducono una dimensione plastica che corteggia il bassorilievo. La garza di base è a tratti lasciata a vista, a ribadire che non si tratta di illusione, non di trompe-l’œil, ma di materia che porta su di sé le tracce del fare. Alcune linee sottili percorrono le superfici, creando un dialogo tra bidimensionalità e rilievo, tra pittura e scultura, in un territorio di confine che Guerzoni ha sempre frequentato con fascinazione. La lentezza è parte costitutiva di questo lavoro. Mentre ammira artisti capaci di agire sulla tela con la velocità e l’immediatezza del gesto (pensa a Schifano, «forse l’ultimo romantico», con quella capacità di entrare nel dipinto come se fosse già finito), Guerzoni procede per sovrapposizioni, ripensamenti, sedimentazioni. I suoi quadri hanno bisogno di «molta adesione», sono «molto agiti», richiedono tempo per trovare il loro equilibrio. È un processo che rispecchia il suo interesse per la dimensione temporale, per quella «rovina lavorata dal tempo» che non è decadenza ma trasformazione, stratificazione di senso.

Franco Guerzoni, “Fuori dal dipinto”, 2025, pigmenti su scagliola, cm 48 x 13 x 7 cm, ph. Francesco Rucci, courtesy l’artista e Galleria Studio G7
Il fascino per l’origine dell’arte, per il momento in cui non c’è ancora un autore definito né una firma, per i segni che riguardano insieme struttura e scrittura, è ciò che muove dal profondo questa ricerca. La cultura storica – quella che Guerzoni osserva con attenzione visitando mostre come fossero rappresentazioni mentali da preparare prima di entrare nelle sale – non è nostalgia ma dialogo vivo. Se l’artista contemporaneo serve a qualcosa, suggerisce, è forse proprio a «tenere in scacco gli artisti del passato», a mantenere in movimento il pensiero e la cultura storica attraverso il proprio lavoro. La qualità archeologica della sua opera, dunque, non nasce dalla nostalgia, ma da un movimento circolare che l’artista descrive come un continuo «entrare e uscire» dal dipinto in un moto incessante di andata e ritorno. La pittura per lui non è mai stata una forma chiusa, autosufficiente, ma una soglia da attraversare, un confine da mettere in questione. E sulla soglia tra due e tre dimensioni si collocano anche le sculture in scagliola applicate alla parete, che sembrano voler uscire dalla superficie senza mai abbandonarla del tutto, condividendo con il dipinto l’idea di poter evocare direzioni prospettiche multiple senza rinunciare all’impianto bidimensionale. In Fuori dal dipinto, questa tensione tra superficie e profondità, tra immagine e oggetto trova una formulazione molto riuscita. Le opere dialogano con lo spazio della galleria in modo naturale, come se quella necessità di espandersi oltre i confini del quadro fosse finalmente giunta a una forma di equilibrio, maturato in una ricerca condotta con coerenza per decenni. La pittura, dunque, respira nello spazio, lo spazio accoglie la pittura, e tra i due si crea quella dimensione intermedia dove memoria e presente, materia e immagine, trovano una loro provvisoria, fragile compostezza.
Info:
Franco Guerzoni. Fuori dal dipinto
frammenti, asincronie, appunti di Andrea Viliani
30.09-27.12.2025
Galleria Studio G7
Via Val D’Aposa 4A, Bologna
www.galleriastudiog7.it
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