Simona Pavoni. À Jour: la leggerezza come architettura

Simona Pavoni. À Jour: la leggerezza come architettura

L’orlo a giorno è una tecnica che nasce dalla sottrazione di fili dalla trama del tessuto: un gesto minimo che alleggerisce la stoffa e costruisce un equilibrio armonico tra pieni e vuoti. A questa pratica si ispira il titolo della mostra, À Jour, prima personale di Simona Pavoni in Italia, presentata negli spazi di Mare Karina a Venezia. Le opere di Pavoni sono installazioni pensate e realizzate su misura per gli spazi che le accolgono, dando vita a un’architettura effimera che veste l’ambiente. Ogni intervento implica un lavoro attento di misurazione, equilibrio tra materiali e volumi, cura delle atmosfere.

Simona Pavoni, “L’Insieme (Curtains)”, 2025, carta plissettata e forata, ph. Tiziano Ercoli, courtesy Mare Karina, Venezia

Realizzate in carta, vetro e materiali organici, le opere nascono dall’esigenza di esplorare l’estrema intelligibilità delle materie prime d’uso comune nel loro stato essenziale agendo sulla forma pur, citando l’artista, «mantenendo fedelmente grande adesione tra la tecnica e la natura strutturale del materiale». Attraverso il gesto artistico – piega, foratura, giustapposizione, ricostruzione – questi materiali vengono nobilitati e, allo stesso tempo, resi ambigui, equivoci, quasi inintelligibili. Attingendo dalla biologia, dalla matematica, dall’architettura e da un’intima ricerca spirituale, l’artista si domanda quali debbano essere le caratteristiche dell’opera d’arte e, dall’osservazione, trae le risposte codificando un linguaggio nuovo, semantizzando le qualità strutturali della materia. La ricerca si manifesta nella forma della sfida e si risolve nel conflitto, nella ricerca di caratteristiche complementari dei materiali che, coesistendo, rivelano la loro essenza.Dice l’artista: «Io non scelgo il materiale (lavorerei con qualsiasi elemento) ma scelgo di rispettarne le proprietà e di renderle manifeste con dei gesti semplici». Emerge così l’affezione al gesto artistico, rituale paziente che si dispiega nel tempo, che ci invita alla contemplazione, a farci ospitare da uno spazio che vive di sue dinamiche relazionali a cui inevitabilmente partecipiamo.

Simona Pavoni, “Pori (5941)”, 2025, acrilico e carta su tela; “Sottoinsieme”, 2025, vetro temperato e vetro su struttura di legno, ph. Tiziano Ercoli, courtesy Mare Karina, Venezia

Simona Pavoni, “Pori (5941)”, 2025, acrilico e carta su tela; “Sottoinsieme”, 2025, vetro temperato e vetro su struttura di legno, ph. Tiziano Ercoli, courtesy Mare Karina, Venezia

L’insieme (Curtains), si lascia attraversare solo se ci predisponiamo con cura all’ascolto e all’osservazione e il passaggio, creando movimento, muta la percezione dello spazio: la relazione diventa centrale in un ambiente fatto di materie delicate, permeabili che si intendono parlando linguaggi diversi. La carta è porosa, fragile, capace di rivelare la propria delicatezza nella suscettibilità al movimento, alla luce, al passaggio dei visitatori. Le pieghe ne scandiscono il ritmo, trasformandola in un traslucente organismo vibrante. Rispettare l’integrità del materiale non vuol dire lasciarlo così com’è ma sollecitarlo per scoprire le forme che custodisce, le relazioni che è disposto a intessere con l’ambiente, il modo in cui si rimodella la superficie. A differenza de L’Insieme (Curtains), in Pori (2980), (5941) lo spazio ulteriore creato dai fori sulle tele è riempito, la relazione tra i materiali è guidata: a una geometria di forme si sottopone una densa dimensione cromatica che si plasma nella direzione data dai pori. L’artista agisce sulla dimensionalità della superficie creando una geometria rappresentativa e sulla dimensionalità del materiale ricercando ciò che la tela è disposta ad accogliere. Il foro è un gesto paziente, rituale, disciplinato, non è un’azione distruttiva, ma sobria costruzione che sa che tutto è già a disposizione se sappiamo dove cercarlo.

Simona Pavoni, “Pori (5941)”, 2025, acrilico e carta su tela; “Il branco”, 2025, pelo di cane, ph. Tiziano Ercoli, courtesy Mare Karina, Venezia

Simona Pavoni, “Pori (5941)”, 2025, acrilico e carta su tela; “Il branco”, 2025, pelo di cane, ph. Tiziano Ercoli, courtesy Mare Karina, Venezia

Il percorso prosegue con Sottoinsieme, dove il vetro temperato si scompone e ricompone in una geometria rigorosa. Le sue forme dialogano con le forature di tende e tele ma si relazionano alla luce in maniera dirompente, per rifrazione e non per assorbimento. Pavoni ci svela così il segreto dell’accoglienza in una sorta di familiarità schiva, fatta di protezione e respingimento, un paradossale luogo di difesa vulnerabile dove tutto ci è noto ma niente è come ci aspetteremmo. À Jour è una tana che ci sembra non pensata per noi ma che ci calza a pennello. Le opere, inevitabilmente suscettibili all’ambiente, ci pongono dietro le quinte di ciò che accade all’esterno senza mai davvero nasconderci dagli occhi dei passanti: le ombre, le sagome, la luce e il movimento che si manifestano dietro L’Insieme (Curtains) diventano oggetto di un voyeurismo discreto che ci lascia cogliere frammenti di ciò che succede, senza però invadere né essere invasi.

Simona Pavoni, “L’Insieme (Curtains)”, 2025, carta plissettata e forata, ph. Tiziano Ercoli, courtesy Mare Karina, Venezia

Simona Pavoni, “L’Insieme (Curtains)”, 2025, carta plissettata e forata, ph. Tiziano Ercoli, courtesy Mare Karina, Venezia

In vetrina, dormiente, troviamo Il branco: un tappeto realizzato in pelo di cane che più che mai riassume il paradosso, simboleggiando l’attitudine all’allerta e la fedeltà dell’animale, la difesa e l’accoglienza. Il branco è un cane da guardia arreso, inerme protettore della soglia. Pavoni ci riconduce con delicatezza a noi stessi, invitandoci a riflettere su sicurezza e protezione: ciò che crediamo ci protegga finisce per distoglierci dalla cura di ciò che è essenziale e rischia di non farci sentire mai al sicuro. À Jour diventa così uno spazio di accoglienza, a patto di essere noi per primi a essere accoglienti nei nostri stessi confronti. L’esposizione, a cura di Giulia Mariachiara Galiano e Costanza Longanesi Cattani, è presentata da Mare Karina, galleria e studio di produzione con sede a Venezia, dal 17 settembre al 25 ottobre 2025.

Elena Di Battista

Info:

Simona Pavoni. À Jour
17/09/2025 – 25/10/2025
MARE KARINA
Campo de le Gate, 3200 – Venezia
www.marekarina.com

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