Temporaneamente sospeso: in conversazione con Giovanni Nicola Marotta

Temporaneamente sospeso: in conversazione con Giovanni Nicola Marotta

Temporaneamente sospeso è un progetto fotografico che documenta l’abbandono della linea ferroviaria Sicignano degli Alburni-Lagonegro, una ferrovia della Campania, con capolinea terminale in Basilicata. Inaugurata nel 1892 venne sospesa nell’aprile del 1987 durante i lavori di rinnovamento ed elettrificazione della linea Battipaglia-Metaponto. Formalmente, la linea risulta tutt’ora “temporaneamente sospesa” e non è mai stata ufficialmente soppressa. Attraverso il medium analogico del medio formato, Giovanni Nicola Marotta ha scelto di percorrere quella che fu per un secolo un’arteria vitale per il Sud Italia, testimone di storie quotidiane, pendolarismi e legami tra comunità.

Giovanni Nicola Marotta, “Pensilina, Castelluccio Cosentino”, 2021, pellicola medio formato 6×6 cm, © Giovanni Nicola Marotta, courtesy dell’artista

Oggi le stazioni sono teatri vuoti, i binari scompaiono sotto i rovi, le gallerie ospitano pipistrelli dove un tempo risuonava il frastuono dei treni a carbone. Con uno sguardo frontale, quasi rituale, Marotta costruisce un inventario visivo dell’assenza: fabbricati viaggiatori deserti, pensiline inutili, colonne idrauliche che non riforniranno più nessuna locomotiva. La natura si è riappropriata di questi spazi con una lentezza inesorabile, creando nuovi equilibri dove l’uomo si è ritratto. Il progetto si colloca al confine tra fotografia documentaria e paesaggistica, interrogando il tempo sospeso di un’infrastruttura che, pur esistendo ancora fisicamente, è stata cancellata dalla memoria collettiva. È un lavoro sulla promessa mancata – quella “temporaneità” che dura da quasi quarant’anni – e sulle tracce materiali che sopravvivono alle decisioni politiche ed economiche, restituendo dignità visiva a un paesaggio marginale e dimenticato.

Giovanni Nicola Marotta, “Casello al km 16, Auletta”

Giovanni Nicola Marotta, “Casello al km 16, Auletta”, 2023, pellicola medio formato 6×6 cm, © Giovanni Nicola Marotta, courtesy dell’artista

Andrea Guerrer: Per questo progetto fotografico hai scelto un linguaggio “scarno ed essenziale, espressione di una visione frontale e rituale”. Questa frontalità sembra quasi un atto di registrazione civile, un inventario notarile dell’abbandono. Come sei arrivato a questa scelta formale e cosa cercavi di evitare rispetto ad approcci più pittorici o romantici alla rovina?
Giovanni Nicola Marotta: Negli anni il mio modo di fotografare si è progressivamente spogliato di tutto ciò che poteva apparire superfluo, diventando più diretto, più crudo, forse. Nel caso di Temporaneamente sospeso non volevo interpretare i luoghi, ma ascoltarli. Mi sono reso conto, lavorandoci, che la loro forza risiedeva proprio nella loro immobilità, nella loro capacità di raccontarsi da soli, proprio come quando si osserva il paesaggio dal finestrino di un treno. La frontalità è nata da questa consapevolezza: volevo restare in disparte, per quanto possibile, e lasciare che fossero le architetture, le erbacce, i vuoti a parlare. Ho evitato approcci più pittorici o romantici perché avrebbero introdotto una forma di compiacimento che non sentivo mia. L’abbandono, in questo progetto, non è un motivo di bellezza malinconica, ma una condizione sospesa, in cui natura e memoria si mescolano senza dramma. In fondo, mi interessava registrare questa sospensione più che interpretarla – come se ogni fotografia fosse una constatazione silenziosa, un gesto di presenza e di archiviazione insieme.

Giovanni Nicola Marotta, “Viadotto, Castelluccio Cosentino”

Giovanni Nicola Marotta, “Viadotto, Castelluccio Cosentino”, 2021, pellicola medio formato 6×6 cm, © Giovanni Nicola Marotta, courtesy dell’artista

Il titolo Temporaneamente sospeso racchiude un paradosso burocratico potente: una sospensione che dura da trentotto anni. Come hai vissuto questo contrasto tra la retorica amministrativa e la realtà materiale che hai fotografato? E come hai scelto di far emergere – o meno – questa dimensione politica nelle immagini?
La fotografia ha, per sua natura, la capacità di favorire l’incontro tra visione e memoria, tra realtà e immaginario; è, dunque, capace di trasformare lo spazio in luogo: una parola carica di significati che non si limita, infatti, a descrivere uno spazio fisico, ma implica una relazione: un luogo è uno spazio abitato, vissuto, caricato di significati personali e collettivi. Attraverso la scelta del punto di vista, del momento, della luce, dell’inquadratura, il fotografo attribuisce significato a ciò che fotografa. Questa operazione è estetica e politica insieme: decidere che un luogo merita attenzione equivale a un atto di riconoscimento e di valorizzazione. In questo senso, la fotografia dei luoghi non è mai “neutra”: ogni scelta formale (colore o bianco e nero, campo largo o dettaglio, simmetria o disordine) riflette un atteggiamento nei confronti del mondo; non è schierata in senso ideologico, ma è comunque politica in senso più ampio, perché ci restituisce la forma concreta dei mutamenti sociali e culturali, incisi nella materia delle cose. Nel caso di Temporaneamente sospeso, questo discorso assume una dimensione ancora più diretta. Il titolo, preso in prestito dal linguaggio burocratico, porta in sé un’ironia amara: una sospensione che sarebbe dovuta durare pochi mesi e che invece si è trasformata in una condizione permanente. L’assurdità del paradosso, in fondo, è già tutta lì, nelle forme stesse del paesaggio.

Giovanni Nicola Marotta, “Colonna idraulica, Polla”

Giovanni Nicola Marotta, “Colonna idraulica, Polla”, 2021, pellicola medio formato 6×6 cm, © Giovanni Nicola Marotta, courtesy dell’artista

Hai lavorato in pellicola medio formato 6 x 6 cm per un anno e mezzo. Questa scelta implica lentezza, ritualità, un numero limitato di scatti. Come ha influenzato il tuo rapporto con questi luoghi l’uso della pellicola rispetto al digitale? E cosa significa fotografare in analogico un’infrastruttura imprigionata in un tempo sospeso?
Penso che il rapporto fra questi luoghi e il mezzo scelto fosse in perfetta armonia. Tutto il progetto è scandito da tempistiche lente, a partire dalla ricerca stessa delle tracce dell’infrastruttura, che non sempre è stata semplice e spesso ha comportato lunghe camminate attraverso percorsi impervi. Una ricerca talvolta infruttuosa, risolta poi in alcuni casi da incontri casuali divenuti guide improvvisate, in altri solo dopo svariati tentativi. La scelta della pellicola impone una concentrazione diversa: obbliga a pre-visualizzare, a sostare, a stabilire una relazione con il luogo prima dello scatto, che non può essere in alcun modo compulsivo. Significa accettare il tempo della scoperta, della verifica e, a volte, del ritorno dopo mesi, quando l’immagine non convince. Ancora stati di sospensione, quindi: le attese, il fiato trattenuto per quella frazione di secondo che separa il momento dello scatto dal suono sordo del pesante otturatore meccanico, il tempo, cioè, necessario alla luce per imprimere le sue informazioni sull’emulsione.

Giovanni Nicola Marotta, “Ponte in ferro sul Tanagro, Polla”

Giovanni Nicola Marotta, “Ponte in ferro sul Tanagro, Polla”, 2022, pellicola medio formato 6×6 cm, © Giovanni Nicola Marotta, courtesy dell’artista

Parli di “assenza” come elemento narrativo centrale. Eppure, guardando le tue immagini, si intuisce una presenza stratificata: quella dei lavoratori pendolari, dei viaggiatori, dei costruttori, ma anche quella recente dei vandali, degli animali selvatici, della vegetazione. Come hai lavorato su queste tracce sovrapposte? E cosa significa fotografare l’assenza in luoghi così densamente abitati dal tempo?
Quello che nella realizzazione di questo lavoro ho colto come elemento costante è stata la nuova armonia che queste stratificazioni hanno contribuito a costruire, grazie all’azione del tempo e all’inerzia dell’uomo. Le stratificazioni stesse, a ben vedere, sono il vero soggetto del progetto. I segni del passaggio umano, sedimentati nei decenni, emergono nelle differenti tecniche costruttive o nei caratteri tipografici dei cartelli; a essi si sovrappone il lento avanzare della natura, che ridefinisce continuamente nuovi equilibri. La fotografia che ne deriva riflette tutto questo: l’attimo presente, rinchiuso nel fotogramma, perde la sua imminenza e diventa un ponte invisibile fra un passato sepolto e un futuro possibile, quello del post-uomo. L’assenza, in questo contesto, è tutt’altro che silenziosa: è fatta di tracce, presenze residue.  Nel silenzio degli spazi abbandonati sembrano echeggiare ancora rumori ormai scomparsi.

Giovanni Nicola Marotta, “Interni, Sala Consilina”

Giovanni Nicola Marotta, “Interni, Sala Consilina”, 2022, pellicola medio formato 6×6 cm, © Giovanni Nicola Marotta, courtesy dell’artista

Il Sud Italia è disseminato di infrastrutture incompiute o abbandonate, sono quasi un genere paesaggistico a sé. Temporaneamente sospeso potrebbe essere letto come un caso di studio di una dinamica più ampia. Pensi che il tuo progetto parli solo di questa specifica ferrovia o tocca questioni più generali sul rapporto tra territori marginali, promesse di modernizzazione e memoria collettiva?
Io sono un uomo del Sud e lo amo profondamente. È forse per questo che ne percepisco con maggiore intensità le ferite inferte da incurie e speculazioni talvolta brutali, cementificazioni scriteriate e mortificazioni all’ambiente. L’area geografica interessata da questo progetto ne è esempio emblematico. Da decenni vive un progressivo arretramento dei servizi pubblici essenziali e, dunque, dello Stato: la linea ferroviaria è stata sostituita dal trasporto su gomma, a vantaggio di aziende private e a svantaggio di viabilità e ambiente, il tribunale è stato chiuso, le strutture sanitarie ridimensionate. Se il treno è stato ciò che ha accelerato l’abbandono delle terre marginali, la “temporanea sospensione” del treno è stata, simbolicamente, la cesura di ogni possibilità di ritorno. Questa linea ferroviaria è un monumento all’incuria a cui certe aree del Sud sono state destinate.

Info:

instagram.com/giovanninicolamarotta

L'articolo Temporaneamente sospeso: in conversazione con Giovanni Nicola Marotta proviene da Juliet Art Magazine.

Back To Top