Le lancette dell’orologio non smettono mai di rincorrere il tempo. Con il loro fare silenzioso, avanzano a poco a poco, rendendo attimi, minuti, ore e giorni, entità che in pochi istanti perdono di valore. Potremmo parlare di circolarità o di eterno ritorno se pensassimo a quel lampo di genio che, dopo generazioni e generazioni, continua ad abitare nella famiglia Buendia, nella lontana e recondita Macondo. Sì, perché alla fin fine, ogni attimo è destinato a ritornare.

Giovanni Anselmo, “Entrare nell’opera”, 1971, stampa fotografica su tela (copia espositiva), Archivio Giovanni Anselmo ETS, Foto © l’Artista, courtesy Archivio Giovanni Anselmo ETS
“Ripensando il Romanticismo nell’arte contemporanea”, l’esposizione curata da Elena Volpato al museo CAMeC di La Spezia, visitabile fino a domenica 13 settembre 2026, gravita attorno al costante ritorno di un tempo che è già stato scritto. In questo progetto espositivo il Romanticismo viene riletto come reazione all’atrofizzazione dell’interiorità e alla perdita di profondità del mondo contemporaneo, dominato da immagini e parole senza corpo. In questo dialogo intimo e silenzioso, i grandi maestri del Romanticismo europeo quali Caspar David Friedrich, John Constable e J.M.W. Turner dialogano con le sensibilità di sette artisti contemporanei: Giovanni Anselmo, Massimo Bartolini, Ian Kiaer, David Schutter, Linda Fregni Nagler, Pesce Khete e Michele Tocca.

Pesce Khete, “Senza titolo”, 2022-2024, pittura a olio, pastelli soffici, grafite e artist tape su carta di cotone, courtesy l’artista
«Parlare di Romanticismo – sottolinea Volpato nel saggio in catalogo – potrebbe sembrare una tentazione passatista, credo invece che possa essere un modo per riconoscere il percorso storico da cui provengono alcuni temi che consideriamo specifici del presente. E ancor più credo che nessun movimento artistico del passato sia troppo distante dal nostro tempo perché le sue opere non possano rivelarci il loro portato vitale, emotivo ed esistenziale». «C’è bisogno di tempo – aggiunge – per osservare, ascoltare, comprendere, abbandonarsi alla possibilità di non sapere e provare a intuire. È un tempo che riusciamo a darci sempre meno in un mondo dell’arte che sembra cercare lo stordimento della quantità. Il Romanticismo è stata la prima forma di reazione all’atrofizzazione dell’interiorità, a quella che a lungo è stata chiamata alienazione: la perdita del senso che alcuni aspetti della modernità hanno portato con sé e con cui dobbiamo continuare a fare i conti, in forme nuove, eppure simili».

David Schutter, “ANB C1.03a”, 2024, olio su tela, Proprietà della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT – in comodato presso la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino. Su concessione della Fondazione Torino Musei, Foto Gunter Lepkowski
In quest’ottica, all’interno delle sale museali, è possibile ripercorrere un legame che fin dagli albori è presente nel corso della storia: il rapporto uomo – natura. Tale dicotomia, centrale per il Romanticismo, riveste anche nell’epoca contemporanea un ruolo portante. Chiara prova è, infatti, data dalle opere di Giovanni Anselmo, il quale, con i suoi lavori, opera sulla tensione tra il particolare e il tutto. Emblematica, in questo senso, è l’opera “Entrare nell’opera”: stampa fotografica su tela in cui l’artista è posizionato al centro del lavoro, di spalle, chiara rievocazione al dipinto romantico di Caspar David Friedrich “Viandante sul mare di nebbia”, 1818. Nel percorso si ammirano poi le pitture irrequiete di Pesce Khete, come la monumentale “Senza titolo” che, costituita da innumerevoli dettagli, commisti a tracce mnemoniche e gestuali, deflagra sulla carta a comporre l’intero visibile con l’energia trascinante di un caos primigenio da cui tutto proviene e a cui tutto ritorna. I tagli e le cesure sulla carta diventano il segno dell’impossibilità di afferrare la totalità delle azioni, un momento di liberazione non più trattenuta dall’artificio materico ma liberata ora sulla tela.

AA.VV., “Ripensando al Romanticismo nell’arte contemporanea”, installation view, photo credit Irene Malfanti, courtesy CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea, La Spezia
David Schutter, invece, decide di riesaminare l’opera di Constable come “The Admiral’s House in Hampstead”, 1821-1822 traducendola in stratificazioni di grigi. «Schutter – ribadisce la curatrice – è capace di restituire una profondità che accetta, proprio come era capace di farlo il pensiero romantico, il senso della contraddizione e dell’ambiguità». Chiude il percorso la proiezione di una diapositiva che ritrae Anselmo nel 1965, all’alba, sulla vetta dello Stromboli, con il sole basso all’orizzonte e il corpo dell’artista che proietta un’ombra invisibile, verso l’alto, all’infinito. Non è un’opera ma la documentazione del momento iniziatico in cui l’artista comprese il rapporto tra la finitudine della presenza umana e l’illimite del cosmo. «Qui – spiega Volpato – la percezione della propria ombra proiettata verso l’infinito si trasfigura in un’epifania poetica che diventerà cifra ricorrente della sua ricerca, espressione di quella costante tensione sublime che attraversa la sua intera produzione».

AA.VV., “Ripensando al Romanticismo nell’arte contemporanea”, installation view, photo credit Irene Malfanti, courtesy CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea, La Spezia
La vicinanza e l’affinità con il mondo del Romanticismo sono restituite anche dal Golfo della città, affacciato sul mare, sospeso tra cielo e orizzonte. Esso appare come il punto in cui l’uomo incontra l’infinito, un autentico affaccio sul mare. L’uomo volta le spalle alla pesantezza del quotidiano, volgendo il proprio io, verso la ricerca più lontana e quieta dell’eternità.
Info:
AA.VV., “Ripensando il Romanticismo nell’arte contemporanea”
A cura di Elena Volpato
11/04/2026 – 13/09/2026
CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea
Piazza Cesare Battisti, 1 – La Spezia (SP)
camec.sp.it
L'articolo “Ripensando il Romanticismo nell’arte contemporanea”, una mostra collettiva al CAMeC di La Spezia proviene da Juliet Art Magazine.



