Intimate Anatomies: anatomie di una presenza invisibile

Il corpo è stato uno dei grandi dispositivi attraverso cui la modernità ha costruito immagini, identità e gerarchie dello sguardo. Per secoli il corpo femminile è stato soprattutto una superficie sottoposta alla rappresentazione: osservata, idealizzata, frammentata secondo codici estetici definiti dall’esterno. Intimate Anatomies, la mostra presentata da Hauser & Wirth a St. Moritz, propone una prospettiva diversa: indagare l’instabilità della presenza fisica e la sua resistenza a ogni definizione definitiva.

Intimate Anatomies: anatomie di una presenza invisibile

Cathy Josefowitz, Maria Lassnig, Carol Rama, “Intimate Anatomies”, installation view at Hauser & Wirth St. Moritz © Estate of Cathy Josefowitz / © Maria Lassnig Foundation / © Archivio Carol Rama, Turin, courtesy Hauser & Wirth

Attraverso le opere di Cathy Josefowitz, Maria Lassnig e Carol Rama, la mostra considera il corpo come esperienza prima ancora che come forma. L’anatomia diventa una ricerca sulle forze invisibili che determinano il modo in cui percepiamo noi stessi e il mondo: percezione, movimento, desiderio, memoria e trasformazione. Le tre artiste mettono in discussione l’idea che la corporeità possa essere compresa attraverso la sola visibilità. In una prospettiva vicina alla fenomenologia di Maurice Merleau-Ponty, il corpo è la condizione attraverso cui percepiamo il mondo. È questa dimensione primaria, precedente allo sguardo, a unire pratiche apparentemente lontane: la ricerca percettiva di Lassnig, il corpo in movimento di Josefowitz, la materia pulsionale di Rama.

Maria Lassnig, “Rosa Bauch (Pink Belly)”, 1997, oil on canvas, 125 x 100 x 2.5 cm, © Maria Lassnig Foundation. Courtesy the Foundation and Hauser & Wirth, Photo: Felix Jungo

Maria Lassnig, “Rosa Bauch (Pink Belly)”, 1997, oil on canvas, 125 x 100 x 2.5 cm, © Maria Lassnig Foundation. Courtesy the Foundation and Hauser & Wirth, photo: Felix Jungo

Maria Lassnig porta la pittura verso una zona in cui il corpo coincide con una realtà interiore. Il suo concetto di Körpergefühl, la “sensazione del corpo”, costituisce una delle ricerche più radicali del Novecento sull’autoritratto. In opere come Rosa Bauch (Pink Belly) (1997) e Selbst abstrakt IV (Self Abstract IV) (1992), peso, tensione, pressione e presenza fisica diventano elementi pittorici. Le sue anatomie deformate cercano una dimensione dell’esperienza che supera la somiglianza. Se Francis Bacon mostra il corpo attraversato da forze esterne, Lassnig concentra la pittura sul corpo come origine della percezione: il punto da cui nasce lo sguardo.

Cathy Josefowitz, “Untitled”, 1979 c., pastel on paper, 24.9 x 19.8 cm, © Estate of Cathy Josefowitz. Courtesy Estate of Cathy Josefowitz and Hauser & Wirth, photo: Sarah Muehlbauer

Cathy Josefowitz, “Untitled”, 1979 c., pastel on paper, 24.9 x 19.8 cm, © Estate of Cathy Josefowitz. Courtesy Estate of Cathy Josefowitz and Hauser & Wirth, photo: Sarah Muehlbauer

Cathy Josefowitz introduce, invece, la dimensione della durata e del gesto. La sua pratica, sospesa tra pittura, disegno, danza e performance, concepisce la figura come un processo in trasformazione. L’esperienza della danza contemporanea e il confronto con figure come Steve Paxton e Mary Fulkerson contribuiscono alla costruzione di una ricerca in cui il movimento diventa immagine. Nei lavori su carta e tela esposti in mostra, il segno conserva la memoria di un’azione. Le figure emergono e si dissolvono simultaneamente, come se la superficie pittorica fosse attraversata da una presenza temporanea. Josefowitz non raffigura semplicemente il movimento: ne conserva la traccia. La pittura diventa così un archivio del gesto, una registrazione di ciò che continua ad agire nell’immagine.

Carol Rama, “Untitled”, 1950, oil on canvas, 70 x 50 cm, © Archivio Carol Rama, Turin. Courtesy the Estate of Carol Rama, Galerie Isabella Bortolozzi and Hauser & Wirth, photo: Stefan Altenburger Photography Zürich

Carol Rama, “Untitled”, 1950, oil on canvas, 70 x 50 cm, © Archivio Carol Rama, Turin. Courtesy the Estate of Carol Rama, Galerie Isabella Bortolozzi and Hauser & Wirth, photo: Stefan Altenburger Photography Zürich

È con Carol Rama che questa riflessione raggiunge la sua tensione più radicale. La sua opera esplora ciò che accade quando ogni idea di ordine anatomico viene meno. Nei lavori esposti, realizzati tra gli anni Trenta e Sessanta, il corpo appare come desiderio, vulnerabilità, frammento, materia organica e industriale. La sessualità di Rama è stata spesso interpretata attraverso la categoria della trasgressione: le anatomie deformate, gli orifizi, le protesi e le immagini sessualmente esplicite sono stati letti come una sfida alle convenzioni morali e visive del loro tempo. Questa lettura riconosce la forza della sua ricerca, ma rischia di ridurre il desiderio a un semplice gesto di rottura. In Rama l’erotismo assume una funzione più profonda: può essere letto come un principio generativo dell’immagine. Rama non dipinge il corpo desiderato; dipinge il corpo desiderante. La fisicità nei suoi lavori non è un oggetto erotico destinato allo sguardo, ma una forza capace di produrre forme. Gli elementi sessuali, le protesi, i materiali trovati e le componenti industriali costruiscono una grammatica corporea liberata dalla necessità di essere armoniosa, leggibile o conforme. La radicalità di Rama consiste nell’aver portato nella pittura del Novecento ciò che veniva escluso dalla rappresentazione, contribuendo a sottrarre la sessualità femminile alla necessità di essere spiegata o ricondotta a una funzione narrativa. Il desiderio, nella sua opera, è materia.

Cathy Josefowitz, Maria Lassnig, Carol Rama, “Intimate Anatomies”, installation view at Hauser & Wirth St. Moritz © Estate of Cathy Josefowitz / © Maria Lassnig Foundation / © Archivio Carol Rama, Turin, courtesy Hauser & Wirth

Cathy Josefowitz, Maria Lassnig, Carol Rama, “Intimate Anatomies”, installation view at Hauser & Wirth St. Moritz © Estate of Cathy Josefowitz / © Maria Lassnig Foundation / © Archivio Carol Rama, Turin, courtesy Hauser & Wirth

Il dialogo tra Lassnig, Josefowitz e Rama costruisce tre modalità inseparabili di pensare la presenza: il corpo come percezione, il corpo come gesto, il corpo come desiderio e trasformazione. In una cultura visiva contemporanea in cui il corpo è continuamente prodotto, modificato e consumato come immagine, Intimate Anatomies restituisce alla corporeità ciò che spesso viene cancellato: la sua opacità, la sua durata, la sua resistenza alla definizione. Le tre artiste mostrano che il corpo non è il supporto passivo dell’immagine, ma una forza generativa: il luogo da cui la forma emerge, si trasforma e resiste.

Info:

Cathy Josefowitz, Maria Lassnig, Carol Rama. Intimate Anatomies
11/07/2026 – 29/08/2026
Hauser & Wirth St. Moritz
Via Serlas 22, 7500 St. Moritz, Switzerland
www.hauserwirth.com

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