Nella propria storia, la guida ideale per il segno. Luca Ceccherini alla galleria Dina Vierny di Parigi

Tornare sui propri passi spesso significa percorrere strade già attraversate, ma con degli occhi del tutto nuovi e con la mente sgombra, per far spazio a nuovi percorsi e nuove figure. Si è rincuorati dalla possibilità di riconoscere i propri riferimenti e, allo stesso tempo, si è spinti a esercitare l’osservazione del nuovo. Questo esercizio di osservazione e di scoperta accade a me quando osservo le tele di Luca Ceccherini (Arezzo, 1993) e accade all’artista quando, grazie al suo ingegno creativo, si appresta a proseguire il suo coerente e solido percorso pittorico, dando una forma e un luogo, ancora e ancora, ai giullari, menestrelli, acrobati, campagnoli e contrabbandieri che da sempre popolano le sue tele, supportati dall’imprescindibile paesaggio casentino. L’avvicendarsi di questi personaggi, inconsapevoli attori, nelle superfici limitate delle tele ha dato vita innumerevoli volte a sensazioni tangibili e riconoscibili – il suono improvviso dello scoppiettio del fuoco, l’imminente pericolo di uno sciame d’api, il peso di una figura abbarbicata sul ramo di un albero. Queste immagini, inevitabilmente, si innestano nella superficie illimitata dell’immaginazione di coloro che hanno la fortuna di osservare gli intricati dipinti, trasformando ogni incontro con essi in un ritorno: familiare, eppure ogni volta diverso.

Nella propria storia, la guida ideale per il segno. Luca Ceccherini alla galleria Dina Vierny di Parigi

Luca Ceccherini, “Grammelot”, installation view, Galleria Dina Vierny, Parigi, ph. © Nicolas Brasseur, courtesy the artist and Galerie Dina Vierny

L’opera di Ceccherini si trova oggi in un importante momento di ulteriore affinamento e l’esempio più vivido e recente di questo sviluppo è Grammelot, mostra personale dell’artista curata da Giorgia Aprosio alla galleria parigina Dina Vierny. L’esposizione rappresenta un momento di particolare importanza per l’artista essendo il primo approdo del pittore su territorio francese. La genesi di Grammelot, come racconta la curatrice, è stata naturale e spontanea: “Ciò che rende speciale questa mostra è innanzitutto il modo in cui è nata: con grande naturalezza, quasi come se, prima o poi, dovesse necessariamente accadere. Luca e io l’abbiamo accompagnata, in modi diversi, a prendere forma; eppure, in qualche modo, il progetto sembrava esistere già prima delle nostre decisioni”. Le opere esposte, afferma Ceccherini, “sono una riflessione su più punti e più spunti, sull’idea di grammelot, o ‘giullarata’, fino alla figura del giullare, spesso partendo dal testo di Dario Fo per poi riflettere sulla figura dell’attore e del pittore, pensando sia ai punti in comune sia di distanza fra i due mestieri. Oltre a questi temi, mi sono soffermato sull’aspetto più legato al pretesto della pittura e alle sue possibilità”[1].

Luca Ceccherini, “Grammelot”, installation view, Galleria Dina Vierny, Parigi, ph. © Nicolas Brasseur, courtesy the artist and Galerie Dina Vierny

Luca Ceccherini, “Grammelot”, installation view, Galleria Dina Vierny, Parigi, ph. © Nicolas Brasseur, courtesy the artist and Galerie Dina Vierny

È efficace e poetica la collaborazione che si è istaurata tra artista e curatrice, che sono riusciti ad armonizzare le loro professionalità per presentare al pubblico un’ulteriore riflessione sulle possibilità e declinazioni dell’immaginario dell’artista. A tal riguardo, Aprosio afferma che, “nel percorso di Luca Ceccherini, Grammelot rappresenta un punto di arrivo necessario, un momento in cui molte presenze della sua ricerca – i giullari, gli acrobati, i saltimbanchi, le figure della commedia dell’arte, i paesaggi dell’infanzia toscana, il teatro, la pittura – si raccolgono e, insieme, aprono la strada a scenari futuri. Già dall’inizio di questo percorso abbiamo deciso di evitare la forma della monografica generale e di lavorare invece a una mostra capace di creare un legame diretto con lo spettatore attraverso un tema preciso, profondamente personale per Luca e insieme universale: quello di un linguaggio che appartiene a tutti e che precede ogni grammatica, ogni accademia, ogni vocabolario acquisito”.

Luca Ceccherini, “Grammelot”, installation view, Galleria Dina Vierny, Parigi, ph. © Nicolas Brasseur, courtesy the artist and Galerie Dina Vierny

Luca Ceccherini, “Grammelot”, installation view, Galleria Dina Vierny, Parigi, ph. © Nicolas Brasseur, courtesy the artist and Galerie Dina Vierny

La loro intesa si manifesta con sicurezza anche nell’allestimento delle opere nell’imponente sala della galleria situata nel sesto arrondissement: dominano la sala le tre grandi tele, Lettura della mano, Taglio della veste e Acrobata, seguite da una serie di opere di dimensioni minori in cui ci vengono mostrate scene di vita quotidiana sempre sorvegliate dal paesaggio, che non è solo un sostegno volto alla buona composizione dell’immagine, ma diviene esso stesso un ulteriore imprescindibile personaggio. Evidente in questo senso è la gestione ancora più consapevole dello spazio – quinte teatrali che accolgono i loro attori – da parte di Ceccherini, che riesce a rendere questo aspetto ancora più definito, un limite stabile entro il quale costruire i suoi atti. Le tele addomesticano a malapena tutto ciò che contengono, le storie e le pose di queste figure che ci studiano in modo a volte diffidente a volte con un vago divertimento. Più che invitarci all’interno delle scene, questi volti – indagati in Grammelot in modo più esteso – sembrano domandarci cosa facciamo davanti a loro. Chi sono, davvero, le comparse?

Luca Ceccherini, “Grammelot”, installation view, Galleria Dina Vierny, Parigi, ph. © Nicolas Brasseur, courtesy the artist and Galerie Dina Vierny

Luca Ceccherini, “Grammelot”, installation view, Galleria Dina Vierny, Parigi, ph. © Nicolas Brasseur, courtesy the artist and Galerie Dina Vierny

Ognuna delle opere concorre a creare un ambiente frondoso, soleggiato, a volte umido, spazzato dal vento e illuminato da una luce in cui ci si può immergere, un’emozione dalla valenza quasi fisica. Durante l’osservazione, noi siamo in quel “lì” dipinto e ricordato dall’artista – non c’è distanza tra lo spazio espositivo e le piccole città toscane, scrigni di capolavori antichi e custodi dei ricordi dell’artista; questi si intrecciano con le pareti bianche della galleria Dina Vierny. Le immagini che vediamo sono tasselli che costituiscono un universo dove la sensazione generale prevale sulle singole opere, a loro volta tessere del grande mosaico di gusto antico che Ceccherini sta componendo – ciò si percepisce chiaramente dalla sensazione di unità che pervade la mostra. Osservate nel percorso più ampio dell’artista, le opere esposte sono la prova evidente di una pittura che reagisce e di una mente che non smette di guardarsi attorno – e dentro di sé – con innata curiosità. Le opere raggiungono lo spettatore con la stessa naturalezza di una lingua che nasce prima delle norme grammaticali, prima delle convenzioni che consentono lo scambio linguistico, ma permettono una comprensione basata sull’istinto: ci troviamo davanti ad esperienze, movimenti e azioni ripetute tanto da diventare codici iscritti nel nostro essere.

Luca Ceccherini, “Grammelot”, installation view, Galleria Dina Vierny, Parigi, ph. © Nicolas Brasseur, courtesy the artist and Galerie Dina Vierny

Luca Ceccherini, “Grammelot”, installation view, Galleria Dina Vierny, Parigi, ph. © Nicolas Brasseur, courtesy the artist and Galerie Dina Vierny

Voltandosi per uscire, per tornare a dedicarsi alle immagini di tutti i giorni, si ha quasi l’impressione di vedere con la coda dell’occhio, per un breve fuggevole istante, un’ulteriore scena, sospesa tra ricordo e pittura: una conversazione davanti al fuoco – principio creativo per eccellenza e luogo delle storie e dell’ascolto – in cui un ragazzo ascolta attentamente, ponendo le basi per il suo illimitato immaginario futuro. Una traccia che perdura nel tempo[2].

[1] Il grammelot è una tecnica espressiva teatrale che simula una lingua senza ricorrere a parole reali, combinando suoni, ritmi, intonazioni e cadenze caratteristiche di un determinato idioma. Il termine, di etimologia incerta, è generalmente considerato un prestito dal francese o uno pseudo-francesismo, probabilmente derivato dal verbo grommeler (“borbottare”, “bofonchiare”), oppure formato da elementi riconducibili a grammaire (“grammatica”), mêler (“mescolare”) e argot (“gergo”). Il significato del grammelot nasce dall’integrazione tra vocalità e gestualità, che consentono all’attore di comunicare contenuti e intenzioni pur in assenza di un linguaggio verbale compiuto. Reso celebre da Dario Fo, che ne fece uno degli strumenti espressivi centrali della sua ricerca teatrale e della celebre opera Mistero Buffo, questo linguaggio coinvolge attivamente lo spettatore, chiamato a interpretare e ricostruire il senso della performance attraverso gli indizi sonori e mimici offerti sulla scena. Per un ulteriore approfondimento si veda: www.treccani.it

[2] Per un più completo approfondimento sulle radici della visione dell’artista, si veda: Luca Ceccherini, catalogo prodotto da SHENME ART project & consultancy in occasione della mostra Luca Ceccherini. Ragnaia tenutasi a Shanghai nel 2025.

Info:

Luca Ceccherini. Grammelot
A cura di Giorgia Aprosio
5/06/2026 – 01/08/2026
Galerie Dina Vierny
53 Rue de Seine, 75006 Paris
galeriedinavierny.fr

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