Dallo Studio Tommaseo a una rete internazionale di curatori e artisti: Giuliana Carbi Jesurun racconta il percorso e la visione di un centro culturale che ha deciso di guardare oltre, rivolgendosi a Est, in un progetto che parte negli anni ‘70 e che continua ancora oggi a evolversi.

“Dialoghi Lituani”, 1997, mostra alla Stazione Marittima di Trieste, in primo piano le sculture imbottite di Darius Bastys, foto Tiziano Neppi, courtesy Trieste Contemporanea
Veronica Rinaldi: Ci potrebbe raccontare com’è nata Trieste Contemporanea?
Giuliana Carbi Jesurun: Trieste Contemporanea è nata perché in una Trieste che voleva essere contemporanea era doveroso guardare a Est. I nostri Dialoghi con l’arte dell’Europa centro orientale iniziano nel 1995. Ma per capire davvero che cosa siano bisogna partire da più lontano: bisogna partire dallo Studio Tommaseo e da un percorso culturale che affonda le radici negli anni Settanta e Ottanta.

“Bel tempo”, 1999, mostra di artisti italiani e del Friuli Venezia Giulia al Ludwig Múzeum-Museum of Contemporary Art di Budapest, opere di Tiziano Campi (a sinistra), Giorgio Valvassori (a pavimento), Cristiano Bianchin (al centro) e Serse (a destra), courtesy Trieste Contemporanea
Spieghiamo questo passaggio e come lo Studio Tommaseo e Trieste Contemporanea si collegano tra loro?
Studio Tommaseo e Trieste Contemporanea sono in totale continuità. Il percorso comprende anche l’associazione L’Officina, erede del club teatrale La Cantina. Grazie alla visione di Franco Jesurun, le due associazioni dedicate prevalentemente alle arti visive impaginarono l’attività di Trieste Contemporanea – assieme, nei primi anni, con associazioni triestine competenti in musica, cinema e teatro contemporanei. La figura di Franco Jesurun è la fondamentale cerniera. Egli rileva nel 1974 la Galleria Tommaseo da Emanuela Marassi, che l’aveva aperta un anno prima con Nadia Bassanese, e fa diventare una piccola galleria situata a pochi passi dallo storico Caffè Tommaseo un vivace luogo di promozione della giovane arte italiana e di scambio internazionale in una città che dimostrava allora scarso interesse per il contemporaneo. L’Officina fu creata (ero già arrivata anche io) per i limiti evidenti di capienza dello spazio della galleria. La sua sede in via Torrebianca era capace di ospitare musica, letteratura, cinema, architettura (grazie alle straordinarie competenze di soci come Giampaolo Coral, Lilla Cepak, Carlo Montanaro e Marco Pozzetto): ha visto moltissimi eventi, mostre e conversazioni (tra i relatori anche Rossana Bossaglia, Gillo Dorfles, Filiberto Menna), ed altro ancora – come il primo convegno e la prima rassegna sulla video arte a Trieste, nel 1981. Dalla Galleria Tommaseo (che in seguito si trasferisce nella sede di via del Monte, trasformandosi anche in associazione culturale) e dall’Officina emanano due decenni di immersione nell’avanguardia a tutto tondo, fluida e interconnessa apertura disciplinare, magnetico spirito di servizio culturale dove le relazioni si tramutano in amicizie intergenerazionali. Tutto ciò è la vera forza generatrice del progetto di guardare alle culture dell’Europa dell’Est.

Franco Jesurun davanti alla Galleria Tommaseo di via Canalpiccolo, 1982, foto Neva Gasparo, courtesy Fondazione Franco Jesurun ETS
Ci sono autori o episodi che desidera ricordare?
Lo sguardo di Trieste Contemporanea è molto aperto: si guarda ai giovani emergenti (per i quali abbiamo dal 1999 anche un concorso sempre molto affollato di partecipanti), ai grandi autori storici e ai grandi protagonisti dell’oggi della scena internazionale – cito per tutte le mostre del polacco Miroslaw Bałka e dell’albanese Adrian Paci. Su questi diversi livelli di promozione della conoscenza dell’arte di questa regione d’Europa si innestano il Concorso Internazionale di Design, (avviato nel 1995 da Gillo Dorfles), il CEI Venice Forum for Contemprary Art Curators (nei giorni di preview della Biennale, e che dal 2003 è una Cooperation Activity dell’Iniziativa Centro Europea), progetti di ricerca pluriennali (ad esempio Harbour for Cultures), iniziative editoriali e di divulgazione.

transparadiso, “One Hundred Desires for Harbour for Cultures”, 2018, video still, courtesy Trieste Contemporanea
C’è un tema che ha attraversato tutta la sua carriera come un filo rosso?
Sono convinta della continuità storica del discorso delle arti e sono sempre molto curiosa. Non è un tema, è un metodo: l’approccio alla contemporaneità dell’arte deve essere estremamente rigoroso poiché i suoi fenomeni sono ancora in svolgimento. Questa attenzione di lettura comprende molti livelli. Strutture come Trieste Contemporanea che svolgono un programma di promozione della conoscenza dell’arte credo debbano, oltre ad impegnarsi a dare a chi osserva chiarezza dei filtri linguistici che impiegano individualmente gli artisti nel trasmettere la loro visione del mondo, anche mettere in “dialogo” tra loro le produzioni compresenti, i loro protagonisti, i loro osservatori professionisti, assieme agli interpreti e osservatori dei temi complessi e dei problemi regionali e globali del contesto contemporaneo, affinché possano discutere direttamente con il pubblico – e questo si faccia la propria consapevole lettura del mondo, raffinando così sensibilità e responsabilità della propria vita individuale. Con questo spirito, nell’ultimo decennio abbiamo rafforzato le iniziative di servizio e di formazione: abbiamo aperto una biblioteca e una linea editoriale di approfondimenti laterali a spettro interdisciplinare, abbiamo incrementato i tirocini universitari nazionali e gli stages e seminari con giovani dall’estero.

Lorenzo Gatti, dettaglio della serie di opere “Il lettore attraversato”, mappatura delle 615 partizioni testuali presenti nell’ “Etica dimostrata con metodo geometrico” di Baruch Spinoza esposta nella personale a Trieste del 2022 e discussa con il filosofo Maurizio Ferraris, foto Francesco Chiot, courtesy Trieste Contemporanea
Ci può anticipare qualche evento programmato per quest’anno?
Nell’ambito del nostro programma di promozione del patrimonio culturale del FVG, per giugno avremo dal fumettista bolognese Stefano Ricci un nuovo libro: una graphic novel su un racconto di Gianni Stuparich. Il primo giorno d’estate ospiteremo l’astrattista britannico Ian McKeever in occasione dell’uscita del suo libro di resoconti di viaggio pubblicato dalla Royal Academy di Londra – l’iniziativa sarà coprodotta dalla Fondazione Franco Jesurun ETS che ho fondato l’anno scorso. A seguire la mostra conclusiva del concorso di design 2026 (bando aperto fino al 5 luglio). Segnalo anche la mostra di Fabio Mauri, nel centenario della nascita, che grazie alla cura di Ephemera Festival inaugurerà il 2 ottobre.
Veronica Rinaldi
Info:
Comitato Trieste Contemporanea
Studio Tommaseo
via del Monte 2/1, Trieste
www.triestecontemporanea.it
L'articolo A Trieste si doveva guardare a Est: in conversazione con Giuliana Carbi Jesurun proviene da Juliet Art Magazine.



