Miriam Cahn al MACRO: il corpo come ultimo luogo politico

Miriam Cahn propone una visione e la impone come dato. La retrospettiva al MACRO di Roma, la prima in Italia di questa ampiezza, è un campo di attrito in cui cinquant’anni di opere costringono il corpo a misurarsi con la propria esposizione all’abuso. Guardare, qui, indica essere guardati. Il titolo, Ciò che mi guarda, ribalta la direzionalità dello scrupolo con una minuzia tutt’altro che retorica. Lo spettatore smarrisce qualunque ubicazione esterna: viene convocato in una relazione che esclude neutralità e divario gestibile. Il visivo funziona da contatto diretto, pressione, più che raffigurazione.

Miriam Cahn al MACRO: il corpo come ultimo luogo politico

Curata da Cristiana Perrella e allestita da Didier Fiúza Faustino // Bureau des Mésarchitectures, la rassegna respinge la linearità cronologica. Procede per ritorni e stratificazioni: il corpo femminile, la guerra, l’erotismo, la casa si riattivano a vicenda in assenza di soluzione stabile, interferendosi più che susseguendosi. È qui che si ridefinisce l’etica del fare immagini. L’operazione non consiste nel portare alla luce ciò che normalmente viene censurato – strada che ricadrebbe nella dinamica dello shock – bensì nel sottrarre all’interesse gli strumenti con cui filtra, sopporta, registra. Il disagio è il principio costruttivo, il nodo da cui tutto diparte.

Miriam Cahn, “Ciò che mi guarda”, installation view, Roma, 2026. Ph. Ela Bialkowska - OKNO studio. Courtesy MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma

Miriam Cahn, “Ciò che mi guarda”, installation view, Roma, 2026. Ph. Ela Bialkowska – OKNO studio. Courtesy MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma

Le grandi carte a carboncino degli esordi conservano la traccia fisica di un’artista che interveniva a terra, annullando la distanza tra gesto e segno. Il rifiuto iniziale della pittura, percepita come linguaggio storicamente maschile e compromesso, è preferenza esecutiva: la necessità di un mezzo autonomo rispetto alla storia della rappresentazione, per poterla mettere in crisi. Quando Cahn vi torna, lo fa per conquista. Gli acquerelli sull’atomica appartengono ai nuclei più intransigenti dell’itinerario. Il colore non racconta né genera figura: invade il supporto, esplode, ricade, sottraendo ogni appiglio interpretativo. Il risultato rimane sospeso tra apparizione e dissoluzione, precario per collocazione.

Miriam Cahn, “die freundin meines bruders / my brother’s girlfriend”, 06.05.1996, oil on canvas, 73 x 50 cm / FAMILIENRAUM, ph.Meyer Riegger; “wachtierchen / little guard animal”, 08.05.2002, oil on canvas, 28 x 21 cm / FAMILIENRAUM, ph.Meyer Riegger

Miriam Cahn, “die freundin meines bruders / my brother’s girlfriend”, 06.05.1996, oil on canvas, 73 x 50 cm / FAMILIENRAUM, ph. Meyer Riegger; “wachtierchen / little guard animal”, 08.05.2002, oil on canvas, 28 x 21 cm / FAMILIENRAUM, ph. Meyer Riegger. Courtesy MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma

Le sagome seguono lo stesso andamento: emergono e si ritirano senza fissarsi. Una scelta con precedenti precisi: la carne deformata di Francis Bacon, che nega la psicologia del ritratto per restituire il carico del corpo sulla tela; l’impronta e la sparizione in Ana Mendieta, dove la presenza si afferma mediante il vuoto intrinseco; la pittura esposta di Marlene Dumas, che tiene insieme eros e morte, desiderio e degradazione; la tensione femminista e anti-monumentale di Nancy Spero, che frammenta la narrazione per detrarla all’eroismo. Cahn attraversa queste posizioni, preservando il trauma sulla superficie del presente anziché convertirlo in stile.

Miriam Cahn, “wirklich ich / true me”, 25. / 26.12.2002, oil on canvas, 180 x 89 cm / FAMILIENRAUM, ph. Meyer Riegger; “älter ich / older me”, 17.07.2009, oil on canvas, 160 x 79 cm / FAMILIENRAUM, ph. Meyer Riegger. Courtesy MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma

Miriam Cahn, “wirklich ich / true me”, 25. / 26.12.2002, oil on canvas, 180 x 89 cm / FAMILIENRAUM, ph. Meyer Riegger; “älter ich / older me”, 17.07.2009, oil on canvas, 160 x 79 cm / FAMILIENRAUM, ph. Meyer Riegger. Courtesy MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma

Le room installations costituiscono il dispositivo più radicale dell’insieme. Herumliegen (2022), nata a seguito della guerra in Ucraina, disperde la violenza nello spazio concreto della sala e impedisce la formazione di un centro prospettico. Non c’è punto da cui osservare già disposti all’esterno. Il titolo – giacenza, corpi sparsi, perdita di gerarchia – descrive la disposizione delle opere e lo stato percettivo che producono in modo uguale. Familienraum (1996 – 2009) sposta il fuoco verso l’interno domestico, mantenendo intatta la trazione. La famiglia è un territorio vulnerabile quanto qualsiasi altro, in cui il confine tra intimo e politico si svanisce all’esame. Il lavoro lo svela come meccanismo, strappandolo alla dimensione di contenuto.

Miriam Cahn, “Ciò che mi guarda”, installation view, Roma, 2026. Ph. Ela Bialkowska - OKNO studio. Courtesy MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma

Miriam Cahn, “Ciò che mi guarda”, installation view, Roma, 2026. Ph. Ela Bialkowska – OKNO studio. Courtesy MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma

La questione che Cahn pone con urgenza riguarda cosa significhi produrre figure oggi, in un regime di sovrapproduzione espressiva in cui la brutalità circola già digerita, già archiviata. La risposta risiede nel costruire qualcosa che sopravviva all’assimilazione, e accompagna chi scruta dentro il proprio attraversamento. Le creazioni più recenti su oggetti quotidiani – pane, calzini, una zuppa – vanno letti in quest’ottica. Dopo l’eccesso, un’estensione minima, quasi residua: un’altra soglia da cui ricominciare. L’allestimento di Faustino mantiene le sollecitazioni attive invece di risolverle in percorso. Le opere si dispongono in resistenza reciproca, ciascuna pronta a interrompere o smentire l’antecedente. Nessuna pacificazione, nessuna sintesi. Lo sguardo resta aperto.

Info:

Miriam Cahn. Ciò che mi guarda
11/06/2026 -15/11/2026
MACRO (Roma)
www.museomacro.it

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